«Il mio albero è troppo alto: dobbiamo abbassarlo.»
«I rami sono troppo lunghi e vanno accorciati.»
«La chioma ha perso la sua forma.»
«Il mio albero è pericoloso.»
Sono alcune delle richieste più frequenti rivolte agli arboricoltori. Ma quanto c’è di reale e quanto, invece, dipende dalla percezione di chi osserva l’albero?
Un esemplare molto alto, inclinato o con una chioma irregolare può suscitare preoccupazione, ma l’aspetto da solo non basta per stabilire se esista un pericolo concreto. Per comprenderlo serve una valutazione tecnica che consideri sia le condizioni della pianta sia il contesto nel quale si trova.
Pericolo reale e pericolo percepito
Definire un albero semplicemente “pericoloso” significa esprimere un giudizio incompleto. La probabilità che si verifichi un cedimento dipende infatti da diversi fattori:
- condizioni del tronco, delle branche e delle radici;
- presenza di cavità, ferite, funghi o parassiti;
- esposizione al vento;
- caratteristiche del terreno;
- interventi effettuati in passato;
- presenza di persone, edifici o strade nelle vicinanze.
Possiamo fare un paragone con un’automobile che viaggia a 120 chilometri orari. È pericolosa? Dipende dal luogo, dalle condizioni del veicolo, dal traffico e dal meteo. La stessa velocità può essere normale in autostrada e completamente inadeguata in un centro abitato.
Anche per un albero non esiste una risposta valida in assoluto. Essendo un organismo vivente, cambia nel tempo e reagisce all’ambiente, agli eventi atmosferici e agli interventi dell’uomo.
Che cos’è la propensione al cedimento?
In arboricoltura si parla di propensione al cedimento, cioè della probabilità che l’albero, o una sua parte, possa cedere.
Il rischio considera anche ciò che potrebbe essere colpito. Un albero con alcuni difetti situato in un’area poco frequentata può rappresentare un rischio inferiore rispetto a un esemplare simile collocato vicino a una scuola, sopra un parcheggio o lungo una strada trafficata.
Secondo il Protocollo della Società Italiana di Arboricoltura, la valutazione di stabilità deve essere condotta da professionisti in possesso dei requisiti previsti dalla legge e con una preparazione specifica nel campo dell’arboricoltura.
L’indagine parte normalmente da un controllo visivo della pianta. Se emergono difetti o anomalie, il tecnico può richiedere ulteriori approfondimenti strumentali.
La valutazione non permette di prevedere con certezza se e quando un albero cadrà. Serve invece a individuare le criticità presenti, stabilire gli interventi necessari e programmare i controlli successivi.
Le classi di propensione al cedimento
Al termine dell’analisi, l’albero può essere inserito in una classe di propensione al cedimento:
- Classe A: trascurabile;
- Classe B: bassa;
- Classe C: moderata;
- Classe C/D: elevata;
- Classe D: estrema.
La classe non rappresenta una previsione certa. Un albero in classe A presenta meno criticità rispetto a uno in classe C, ma questo non significa che non possa mai perdere un ramo o subire danni.
La valutazione descrive le condizioni riscontrate nel momento dell’indagine. Per questo è importante rispettare la frequenza dei controlli indicata dal tecnico.
Un albero alto non è necessariamente instabile
L’altezza, da sola, non costituisce un difetto.
Ogni specie sviluppa dimensioni e forme differenti. Un albero alto può essere sano e compatibile con il luogo nel quale cresce, mentre un esemplare più piccolo può presentare radici compromesse, cavità o branche debolmente inserite.
Ridurre drasticamente la chioma soltanto perché l’albero appare troppo alto non risolve necessariamente il problema. In alcuni casi può addirittura crearne uno nuovo.
Prima di intervenire bisogna quindi verificare se siano presenti difetti reali, quali parti della pianta interessino e se sia possibile ridurre il rischio senza comprometterne la salute.
Perché la capitozzatura può aumentare il rischio
La capitozzatura consiste nella riduzione drastica della chioma attraverso il taglio di branche e parti strutturali dell’albero.
Viene spesso richiesta pensando che un albero più basso sia automaticamente più sicuro. In realtà può provocare:
- ferite di grandi dimensioni;
- ingresso di funghi e organismi cariogeni;
- perdita delle riserve energetiche;
- crescita di ricacci debolmente inseriti;
- progressivo decadimento della struttura.
La Società Italiana di Arboricoltura spiega infatti che la capitozzatura può aumentare la pericolosità dell’albero, anziché ridurla.
Un tecnico competente può indicare potature selettive, consolidamenti, controlli periodici o altri interventi compatibili con le buone pratiche arboricolturali. L’abbattimento viene preso in considerazione quando le condizioni della pianta sono gravemente compromesse e non esistono alternative ragionevoli.
Affidarsi a professionisti qualificati
La valutazione di stabilità e l’esecuzione dei lavori sono due attività differenti.
La prima deve essere affidata a un tecnico abilitato con esperienza specifica in arboricoltura. Gli interventi devono invece essere eseguiti da operatori formati e capaci di applicare correttamente le indicazioni ricevute.
Tra le certificazioni utili per riconoscere le competenze professionali troviamo:
- ETW – European Tree Worker, dedicata alle competenze nella cura e nella gestione degli alberi;
- ECC – European Chainsaw Certificate, relativa ai diversi livelli di utilizzo della motosega secondo gli standard europei EFESC.
Le due certificazioni non sono equivalenti: la ETW riguarda la preparazione arboricolturale, mentre la ECC attesta specifiche competenze nell’impiego della motosega.
Prima di intervenire bisogna conoscere il problema
Di fronte a un albero che suscita preoccupazione, la prima risposta non dovrebbe essere accorciarlo drasticamente o abbatterlo.
Il passaggio corretto è verificare se esista una criticità reale, comprenderne le cause e scegliere l’intervento meno invasivo capace di ridurre il rischio.
Molto spesso, infatti, la soluzione adottata per risolvere un problema soltanto percepito può creare un problema concreto. La capitozzatura ne è l’esempio più evidente: si interviene per rendere l’albero apparentemente più sicuro, ma si possono generare debolezze che prima non esistevano.